Scheda 1
Scheda formativa per gli operatori
A cura di
Dott. LEONARDO MARLETTA – Dott. CLAUDIO M. BERARDI
Ma affinché l’obiettivo prioritario si realizzi in modo efficace è necessario prestare molta attenzione alla dimensione culturale, vissuta in quel territorio, che contribuisce o inibisce la fruizione dei messaggi, delle azioni, dei simboli. Alcune considerazioni di tipo generale sulla dimensione culturale, per sua natura difficile e variegata nelle sue definizioni e nelle conseguenti attenzioni da avere, sul piano di ciò che si osserva, di come si interpretano i fenomeni, degli effetti che le azioni possono produrre sugli interlocutori; osservazione, interpretazione ed effetti delle azioni vanno intesi in senso reciproco, valgono per tutti gli interlocutori coinvolti nel processo di interazione.
Una prima definizione di Tentori: “la cultura è la disposizione ad affrontare la realtà, disposizione che si costituisce negli individui in quanto membri di una società storicamente determinata e determinantesi”. Una mia definizione che sintetizza i contributi di diversi autori con forte approccio transculturale1: la cultura, come soluzione variabile di problemi costanti, è rappresentata dai modi con cui vengono organizzate le differenze individuali dei membri facenti parte di un’organizzazione o di una comunità sociale. Include gli ambienti fisici, gli oggetti (cultura materiale) e le conoscenze, le credenze, i valori, i simboli, i miti, il linguaggio, i riti e tutte quelle abitudini e schemi di comportamento (cultura non materiale) che consentono una integrazione e adattamento tra i bisogni individuali dei membri, le esigenze delle organizzazioni, il contesto sociale e l’ambiente esterno. L’idea di fondo è che ogni comunità umana, dagli aborigeni del Borneo alla città di Milano, debbano affrontare gli stessi problemi, la differenza sta nelle soluzioni che vengono adottate. Negli schemi seguenti sono indicati i 13 problemi pan-umani che ogni comunità umana deve affrontare, tra loro interconnessi e interdipendenti, come indicato nel secondo schema.
RETICOLO CULTURALE2: Insieme (o rete) gerarchico di problemi sociali da risolvere e delle relative soluzioni. Un breve schema dei 13 problemi umani universali:
| PROBLEMI | RISULTATO | RETICOLO PSICOLOGICO |
| Lavoro
Proprietà |
Trasformazione della realtà
Identità |
Razionalizzazione
Identificazione |
| Reddito
Istruzione culturale e tecnologica |
Classe sociale
Ordinamento della realtà Interpretazione della realtà |
Socializzazione
Apprendimento modelli e del tecnico scientifico |
| Circolazione dell’informazione
Decisionalità |
Sopravvivenza
Potere |
Uso del simbolo
Ruoli |
| Partecipazione
Giustizia Status |
Sapere, conoscenza, creatività
Rigore morale/emico Comportamento e prestigio |
Rito
Uso processi di astrazione Stereotipia |
| Valori individuali
Valori sociali |
Tipo di vita
Vita sociale |
Schema/reticolo mentale
Reticolo sociale/sistemico |
| Memoria genetica
Memoria culturale |
Famiglia
Mitologia, filosofia, credenze |
Affettività, sessualità, maternità, paternità
Uso dei processi emotivi sistemi di riferimento mentali |
La struttura dell’io:
Un altro aspetto riguarda la struttura dell’io che noi occidentali bianchi siamo abituati a considerare secondo le categorie più classiche freudiane; anche chi è analfabeta si immagina un io strutturato, forte, molto centrato su di sé che si vuole affermare nella comunità e nel mondo. L’approccio con altre culture non occidentali richiede il passaggio, che è concettuale e relazionale a un io culturale, che si muove dentro un sistema di relazioni e di modelli al fine di realizzare i 13 problemi panumani che assicurano la sopravvivenza fisica e mentale. La struttura sistemica di tale lavoro dell’Io si chiama reticolo culturale, su cui corrono le informazioni sulla cultura materiale (come utilizzare gli artefatti, gli oggetti) e le regole di comportamento. Questo io culturale è molto meno strutturato, più vicino alla dimensione del noi-comunità-tribù.
La comunicazione:
Oltre al problema della lingua, c’è anche quello più profondo dei significati che vengono attribuiti alle parole e ai gesti; predisporsi con l’atteggiamento di non dare per scontato che l’altro dia lo stesso significato alle cose (parole, gesti, simboli). Si apre un campo di osservazione significativo: cosa vuol dire, significare, quali sono i modi (dell’altro) di dare senso; in questo aiuta lo schema della cultura avendo due parametri di osservazioni: 1. la cultura materiale, gli oggetti, l’habitat fisico e naturale; 2. la cultura immateriale, valori, simboli, riti, miti. L’atteggiamento (modo di porsi) più difficile da assumere è quello di tenere a bada i propri schemi, quindi i propri pregiudizi, le proprie convinzioni.
La parte sui valori (individuali e sociali) meno evidente, ma molto importante ovvero che cosa quella comunità ritiene desiderabile. Essi costituiscono:
i principi guida che governano il pensare e l’agire quotidiano, nelle relazioni tra gli individui, tra i gruppi della comunità e con il mondo esterno;
i modi di essere e di agire che una persona o una collettività riconoscono come ideali e tali da rendere desiderabili o stimabili i comportamenti in grado di esprimerli.
Il pericolo che un intervento esterno sia percepito con gratitudine ma in modo passivo. Essere consapevoli di questo meccanismo non esaurisce il problema. Agire per il bene della popolazione non è una cosa così scontata perché vanno create le condizioni di stimolo della comunità a rendersi più autonoma, superando l’idea ancestrale di una dipendenza ineluttabile.
La dimensione religiosa:
Il legame del cibo con il rito religioso e le credenze popolari non può essere misconosciuto se si vuole comprendere la cultura di un popolo legata visceralmente al cibo e al suo significato simbolico e spirituale. Questo aspetto deve essere considerato e interpretato per cogliere i significati antropologici del rito religioso che richiede cibo vegetale, animale e talvolta umano. Ogni contesto in cui si sviluppa il rito religioso e nel nostro caso il suo legame con il cibo e l’alimentazione, necessita d’essere conosciuto e studiato; per esempio nel nord dell’Uruguay i riti afro-brasiliani provenienti dalle popolazioni degli sciavi africani fuggiti oltre confine dalla schiavitù in Brasile sono molto diffusi e vengono praticati anche per ottenere prosperità legata al raccolto e all’alimentazione. La scheda seguente presenta una ermeneutica di come la dimensione religiosa possa essere considerata nei suoi aspetti autentici o nei suoi aspetti opposti. La griglia considera il contesto post-moderno dove la magia viene tollerata più di quanto si possa pensare rispetto alle religioni tradizionali. L’angolatura è cristiana ma gli schemi e il “cubo di A.I.R.” possono essere usati anche per altre religioni monoteiste sostituendo i contenuti di fede che fanno da sfondo all’interpretazione degli atteggiamenti dei credenti o dei non credenti.
1 La scienza transculturale deriva dall’Antropologia (culturale, psicologica, medica) e spiega le reazioni del corpo umano, il comportamento degli individui e le opere dell’uomo dal punto di vista degli stili di vita, dei modi di pensare e delle preferenze specifiche tramandate dall’eredità culturale di ogni comunità. la scienza transculturale completa la conoscenza dell’essere umano aggiungendo al fattore biomedico ed a quello psicologico il fattore culturale. La scienza transculturale, letteralmente “attraverso le culture”, nasce nel mondo anglosassone negli anni ’50 per i problemi posti alle scienze dall’aumento della mobilità sociale che mescolava le culture regionali degli Stati e le culture nazionali del Sud e del Nord del mondo (trasformazione delle società in multiculturali e plurietniche).
2 Gli autori di riferimento su questi temi sono R. Terranova-Cecchini, F. Massimini, P.Calegari, P.Inghilleri, M.Csikszentmihalyi

