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Documentazione Interdisciplinare Scienza e Fede

Scheda 2

Religiosità-irreligiosità-antireligiosità:

dinamiche psicologiche e spirituali

Centro Studi Interdisciplinare Salus Hominis

A cura di

Dr. Claudio M. Berardi

Il contesto attuale della post-modernità tra il primato della scienza e la perdita della fede

La diminuzione della autentica religiosità sfocia o entra in simbiosi con la scienza ideologizzata e allo stesso tempo si apre al mondo dell’esoterismo fino alla ricerca di culti magici arcaici. La natura umana è considerata buona così com’è e i culti magici delle antiche popolazioni (anche se richiedevano l’invocazione dei demoni e sacrifici umani di adulti e bambini) interpretati nel loro contesto, sono considerati eticamente buoni dagli etnologi e dai filosofi dell’antropologia odierna. Negando il peccato originale come chiave ermeneutica, l’uomo risulta buono in sé e non come professa la fede cattolica creato buono e tuttavia lontano da quello che dovrebbe essere a causa del peccato originale e del male che compie liberamente. Interpretare la natura umana senza la fede cattolica con un approccio scientifico che si basa unicamente sul dato empirico senza darne un significato etico o religioso, o avendone uno soggettivo non conforme alla rivelazione cattolica, può avere solo due sbocchi consequenziali: la scienziato ateo che osserva il fenomeno rifiuta categoricamente qualunque altro elemento che dia significato all’insieme dei dati, postulando, con una atto di fede naturale, un modello scientifico aprioristico che verrà smentito o avallato dalla tecnica praticata in laboratorio; lo scienziato aperto alla dimensione religiosa dell’uomo, ma non di fede cattolica, si interesserà di tutti quei fenomeni paranormali , alchemici e magici che richiedono un approccio scientifico metodologicamente rigoroso per scoprirne i meccanismi naturali. Diciamo subito che qui si intende il mondo esoterico e magico come una costellazione di fenomeni non ancora spiegabili dalla scienza, non legati necessariamente all’invocazione dei demoni ma identificati in un concetto di “magia naturale” da cui sono partiti molti scienziati che hanno fatto la storia della scienza moderna.

Scienza e magia

Per capire questo fenomeno culturale della post-modernità occorre non solo indagare il rapporto tra la scienza e la religione, come siamo abituati a fare mettendoli in contrapposizione o in dialogo, ma è indispensabile indagare il rapporto tra la scienza e la magia. La storia della scienza ci aiuta a capire il legame intrinseco che c’è stato tra la pratica e le tecniche della magia e la nascita della scienza moderna come la conosciamo oggi. Dopo alcune considerazioni di carattere generale citiamo alcuni autori e alcuni personaggi che sono conosciuti come scienziati, ma sono anche praticanti dell’arte magica e alchemica. L’ambiguità del discorso è originato dal diverso contenuto semantico del termine “magia” e delle implicazioni antropologiche connesse. Alcune le domande a cui dobbiamo dare una risposta: la magia esiste? C’è relazione tra il mondo demoniaco e la magia? C’è relazione tra la scienza e la magia? Possiamo riassumere e chiarire brevemente i concetti necessari per poter trattare lucidamente di questo argomento: La magia è quell’insieme di riti e formule atte a convogliare le energie spirituali o le entità spiritiche al fine di cambiare la natura delle cose a proprio vantaggio. Senza voler fare le necessarie distinzioni, inglobiamo nei rito “magico” ogni forma di esoterismo, stregoneria, sciamanesimo, alchimia. L’approccio della scienza primitiva, di coloro che affermavano di sapere come stavano realmente le cose, si confonde dall’antichità fino all’epoca moderna con la figura del mago alchimista. Questa sovrapposizione è ampiamente documentata da studi recenti sulla storia della scienza, tuttavia il concetto di magia è “purificato” dal legame con il mondo demoniaco. Questo dipende da tanti fattori, in particolare per l’Europa del XVI-XIX secolo lo si deve al contrasto che la Chiesa Cattolica pone nei confronti della magia e delle streghe e della distanza che il mondo protestante assume nei confronti del papato. Contemporaneamente, lo scisma protestante in Germania si contrappone alla chiesa di Roma in un contesto antipapale e antireligioso che vede non solo la nascita della chiesa luterana ma anche di altre chiese, non ultima per importanza quella anglicana. Fiorisce in questo contesto conflittuale la necessità di affermare chi ha l’autorità del sapere. È in questa epoca che si sviluppa la massoneria esoterica inglese e la nascita degli Stati Uniti attraverso gli stessi massoni; non così lontano da questo clima culturale, la rivoluzione francese della borghesia contro la monarchia corrotta e la nobiltà clericale, impone le basi della cultura laica; nasce l’Italia con Mazzini e il Garibaldi avventuriero ed esoterico con forza anticlericale e anti Stato Pontificio. Agli albori della scienza moderna, fa da sfondo la rivoluzione industriale che inizia in Inghilterra; la scienza indaga i fenomeni inspiegabili con metodo applicato contemporaneamente da molti ricercatori sotto l’influsso del pensiero baconiano. Questo rapido volo sulla storia di questi ultimi secoli mette in evidenza la complessità sociale e culturale che fa da sfondo al concetto di magia: in estrema sintesi la magia, intesa nel senso classico, che aveva permeato l’epoca patristica fino al basso e alto medioevo, viene sostituita dalla scienza. Nel senso che nella pratica magica e alchemica non vi è più un legame con il mondo demonico che la Chiesa Cattolica aveva combattuto; in un certo senso la “magia” si sottrae all’ermeneutica del cristianesimo cattolico e viene accettata dal nascente modo scientifico come “luogo” dove osservare fenomeni da indagare con rigorosi metodi al fine di conoscerne i meccanismi nascosti e impadronirsene con la riproduzione del fenomeno, con la tecnica che sostituisce il rito. Per questo molti scienziati come Newton e altri praticavano l’alchimia e studiavano la magia. Non c’era più nulla di male nel praticare la magia e nell’indagarne i meccanismi nascosti. Con l’avvento della psicanalisi e della psichiatria anche i demoni trovarono la loro collocazione nel modo immaginario e negli archetipi di Carl Gustav Jung (1875-1961). Anche la demonologia si dissolve nella prassi ecclesiale che assume categorie “scientifiche” per spiegare il modo spirituale o più precisamente riducendo la dimensione spirituale alla dimensione psichica. Si veda su questo lo studio del teologo W.Kasper1 che invita la parapsicologia a dare una risposta ai fenomeni diabolici sottraendo alla teologia il ruolo che ha avuto per circa due millenni.

In area non cattolica gli studi di Ernesto De Martino, in particolare con l’opera antologica “Magia e civiltà” tradotta in più lingue, che raccoglie interventi di Freud e Jung, di Rossi e Durkheim e altri, vogliono dimostrare che la magia esiste ed è parte della cultura e civiltà europea. Richiamandosi alla filosofia storica suppone che la magia esiste per chi ci crede, che è la cultura e il contesto storico a definirne i confini della realtà. Il rito magico diventa fonte del sapere da cui trarre conoscenze scientifiche scoprendone i meccanismi che manipolano la natura. Per chi è scienziato, la magia non esiste in quanto non è più mistero, è stata portata alla luce. Questa posizione è criticabile per due motivi: il primo è che la realtà non è data dal pensiero dominante della cultura ma esiste in quanto tale o non esiste perché non c’è, non perché non penso che esista. In oltre, pur ammettendo l’esistenza e studiando i fenomeni demoniaci, non aderisce alla interpretazione che ne dà il cattolicesimo fin dai tempi dei padri della chiesa, dimostrando di conoscerne bene il pensiero per prenderne le distanze:

la nascita del cristianesimo pose nel modo più netto la magia sotto il segno della polemica confessionale: pagani e cristiani si scambiarono l’accusa di “arti magiche”, cioè di operazioni eccezionali conseguite con l’aiuto dei demoni. [ …] il cristianesimo vittorioso in espansione svolse largamente il tema del salmista secondo cui “tutti gli déi pagani sono demoni” e praticamente si avvalse del termine “magia” per gettare discredito su quanto avanzava e resisteva della religione (pagana) sconfitta. È tuttavia da osservare che, in generale, i padri della chiesa impugnarono la magia di “falsità” non già nel senso che le arti magiche fossero senza alcuna efficacia e si riducessero a pretese illusioni di maghi e stregoni, ma nel senso che maghi e stregoni producevano i loro effetti reali continuando ad evocare quei demoni che Cristo aveva definitivamente posto sotto la sua signoria. L’esercizio delle arti magiche valeva quindi come non riconoscimento del messaggio di salvezza di Cristo, come scelta di cacciare Satana mediante Satana e non mediante Dio, […]. I padri della chiesa […] dettero un vigoroso accento al carattere perverso, egoistico, tenebroso delle arti magiche, all’assenza di scrupoli morali che caratterizza la stregoneria e che matura in vere e proprie azioni delittuose, al suo tentativo di sovvertire l’ordine naturale e sociale istituito da Dio e dalla sua legittima chiesa. […] ovviamente questa coscienza polemica antimagica della letteratura cristiana non ci offre nessun criterio interpretativo valido […]”2.

Il professor Paolo Rossi, sua amico ed estimatore, difende il legame proficuo tra magia e scienza esaltandone il frutto di una riforma del sapere umano che chiama “magia rinnovata”:

Per rendersi conto di quanto sia profondo il debito di Bacone verso i testi della magia del rinascimento non sarà forse inutile a questo punto richiamare la definizione baconiana di quella magia rinnovata che, come conoscenza delle forme, costituisce per Bacone il risultato più alto al quale possa aspirare il sapere umano e il frutto più maturo della grande riforma del sapere. […] “in verità noi intendiamo (la magia) nel seguente modo: che sia scienza tale da trarre dalla conoscenza delle forme nascoste opere ammirevoli e che congiungendo, come suol dirsi, le cose passive con quelle attive, renda manifeste le grandi opere della natura” […]. Su questo terreno nascono gli apprezzamenti positivi di Bacone per la magia e l’alchimia e la sua concezione di una magia rinnovata, restituita cioè alla sua antica dignità, come fine ultimo degli sforzi umani […] queste valutazioni positive, al di la delle riserve avanzate sul metodo, erano dirette proprio al carattere operativo delle ricerche magico-alchimistiche, al concetto, ad esse legato indissolubilmente, di un sapere capace di operare e di un opera capace di trasformarsi in nuovo sapere. A questa precisa eredità, dietro le invettive e i polemici rifiuti, si richiamava il grande tentativo di Francesco Bacone.”3

Il pregiudizio contro la Chiesa Cattolica, che sarebbe oscurantista nei confronti della scienza, non pone le sue radici sulla razionalità, perché la chiesa auspica l’uso della ragione e del senso critico nei confronti della realtà e della religione stessa. I pronunciamenti pontifici sono tutti concordi nel favorire il dialogo tra scienza e fede:

La crescente “avanzata” della scienza, e specialmente la sua capacità di controllare la natura attraverso la tecnologia, talvolta è stata collegata a una corrispondente “ritirata” della filosofia, della religione e persino delle fede cristiana […] il metodo scientifico stesso, nel suo raccogliere i dati, nell’elaborarli e nell’utilizzarli nelle sua proiezioni, ha dei limiti insiti che necessariamente restringono la prevedibilità scientifica in contesti ed approcci specifici. La scienza, pertanto, non può pretendere di fornire una rappresentazione completa, deterministica, del nostro futuro e delle sviluppo di ogni fenomeno da essa studiato. La filosofia e la teologia potrebbero dare un importante contributo a questa questione fondamentalmente epistemologica […] Mentre il cosmo fisico può avere un proprio sviluppo spaziale-temporale, solo l’umanità, in senso stretto, ha una storia, la storia della sua libertà. La libertà, come la ragione, è una parte preziosa dell’immagine di Dio dentro di noi e non può essere ridotta a un analisi deterministica. La sua trascendenza rispetto al mondo materiale deve essere riconosciuta e rispettata, poiché è un segno della nostra dignità umana. Negare questa trascendenza in nome di una supposta capacità assoluta del metodo scientifico di prevedere e condizionare il mondo umano comporterebbe la perdita di ciò che è umano nell’uomo e, non riconoscendo la sua unicità e la sua trascendenza, potrebbe aprire pericolosamente la porta al suo sfruttamento”.4

Una scienza che non guarda oltre se stessa è destinata a ritorcersi contro l’uomo e non a suo favore. Avvantaggia qualcuno, con nuove forme di controllo della comunicazione, con nuove armi militari e batteriologiche o nucleari, a sfavore di altri. Quando la Chiesa vuole orientare la scienza al servizio dell’uomo non lo fa per interessi economici o di potere, ma per quel compito che ha ricevuto dal suo fondatore di essere al servizio dell’umanità come le è stato insegnato.

L’accusa di oscurantismo nei confronti della Chiesa proviene dalla mentalità magica, esoterica e alchimistica che avvolge fin dall’inizio gli ambienti “scientifici”. È l’incompatibilità tra il modo demoniaco con le sue “energie” e la Chiesa di Cristo vincitore sul principe di questo mondo a fare da sfondo alla polemica tra una parte del mondo scientifico e la chiesa Cattolica. Chi praticava la “scienza”, senza regole morali, studiando la fenomenologia attraverso l’alchimia e i riti magici, non poteva che essere in polemica con la Chiesa che condannava tali pratiche. A sostegno di questa polemica si schierò la cultura massonica del ‘700 che per motivi politici voleva sostituirsi all’autorità sul sapere che la Chiesa Cattolica aveva avuto nel continente europeo da molti secoli. Questo processo di delegittimazione della Sapienza, che la Chiesa trae della filosofia e teologia indagando le Sacre Scritture, ha avuto in questi due secoli il suo sviluppo. La delegittimazione ha percorso due strade convergenti: praticando la magia negandone la sua esistenza connessa alla demonologia e assolutizzando i dati empirici impedendo e delegittimando la teologia e filosofia dal loro ruolo di saper conoscere la realtà. Per questo non c’è da stupirsi se anche oggi lo scientismo più estremo si incontra con il mondo dell’esoterismo e della magia portando con sé gli stessi meccanismi di comportamento: mettersi al posto di Dio, tenere nascoste le scoperte, usarle solo per fini economici (case farmaceutiche) o bellici (per colpire l’altro, il nemico), e altre analogie che richiederebbe un’altra relazione. Diamo qui solo qualche spunto per aprire la riflessione.

I manoscritti segreti di Newton, di carattere teologico ed iniziatico, vennero messi all’asta nel 1939 dai suoi eredi. L’economista inglese John Cheiness ne acquistò una buona metà, che lasciò al College di Cambrige. L’altra parte venne acquistata dall’ebreo Abraham Salomon Ezekiel Yahuda, e donata alla Biblioteca Nazionale di Gerusalemme. Dal 2003 alcuni di questi manoscritti sono messi in mostra, ma la gran parte è ancora inedita5. Newton ricoprì per 24 anni la carica di presidente della Royal Society londinese dove la cultura magica permeava le menti degli aderenti: “non avevano alcun dubbio sul fatto che spiriti disincarnati, streghe e demoni producessero degli effetti sul modo della natura”6. Newton indagò le Sacre Scritture7, pur dichiarandosi poco religioso e disprezzando la Chiesa Cattolica, al fine di scoprirne regole e meccanismi nascosti da usare per le sue ricerche “scientifiche”. Era convinto che i grandi personaggi biblici avevano ricevuto poteri e saperi dagli antenati o da entità soprannaturali: “ovvero da spiriti disincarnati in modo da rispondere in modo tangibile, attraverso i canoni del rito e del sacrificio con opportune evocazioni e invocazioni finalizzate a promuovere e a guidare nel corso dei secoli una presunta evoluzione conoscitiva e spirituale dell’intera umanità”.8 Previsioni apocalittiche newtoniane a parte, la mentalità fortemente iniziatica di Newton, formatasi dallo studio della magia egizia ed ellenica, emerge non solo dai sui scritti inediti custoditi oggi nei musei ma anche da considerazioni contenute nelle sue opere (Scolii Classici in Principia). Era così ossessionato da questo mondo esoterico che era convinto di essere un eletto dal mondo degli spiriti: “Newton percepiva se stesso come il nuovo Salomone e credeva che [“dio”] gli avesse affidato il compito di scoprire i segreti della natura, indipendentemente che si trattassero di segreti scientifici, alchemici o teologici”9.

Questo approccio magico e antireligioso non è così lontano dalla cultura dominante nel mondo occidentale che si espande anche attraverso la New Age e ancora più efficacemente attraverso i mezzi di comunicazione con serie televisive incentrate sulla vita di belle e buone streghe e uomini demoni che combattono spiriti demoni.10 A testimonianza che la cultura moderna e scientifica convive tranquillamente con una visione magica ed esoterica della realtà, voglio citare uno studio sulla pratica magica nel Giappone moderno svolta nelle zone recentemente distrutte dallo tzunami: “Nella provincia nord orientale di Miyagi, ad esempio, solo il 6,7% della gente che diceva di appartenere alla setta zen (Sootoo) conosceva i nomi del Buddha o dei due fondatori della setta. Solo il 10,2% aveva sperimentato lo zazen. Ben il 71,5% però conosceva gli sciamani locali e il 38,7% aveva visitato uno/a sciamano/a. È ovvio che i giapponesi locali mantengono il contatto con il fenomeno della possessione spiritica nella loro vita religiosa come continuazione dei una credenza animistica. Senza capire questa continuità, sarebbe impossibile cogliere la vera continuità della vita religiosa giapponese. […] Molti giapponesi si sono addestrati sulle montagne sacre o hanno cercato nel mare il potere del soprannaturale. Si può concludere che la possessione spiritica, la venerazione degli uomini, e la venerazione della natura sono collegati tra loro nel pensiero giapponese e costituiscono gli elementi base della religione autoctona giapponese.”11

La possessione spiritica in Giappone intesa come potere sciamanico per aiutare i vivi nelle loro difficoltà quotidiane e accompagnare i morti durante i funerali convive in una società moderna e tecnologica; la “scienza” domina il pensiero moderno senza intaccare la pratica e la visione magica della realtà.

 

La questione semantica

Chiariamo l’uso di alcuni termini per agevolare la comprensione del discorso. Non si tratta di definizioni filosofiche o teologiche statiche. La si può pensare diversamente e dare un diverso contenuto alle parole ma l’importante e chiarire il significato che vogliamo dargli, in particolare quando affrontiamo l’argomento in contesti multidisciplinari.

Irreligiosità: si intende chi non pratica nessuna religione, ma vi sono anche coloro che praticano una religione non per fini religiosi ma di interesse politico o settario.

Religiosità: ha una religiosità colui che pratica gli obblighi morali e rituali della religione. Occorre distinguere coloro che credono nella divinità professata da coloro che hanno una fede viva e vissuta. Si può praticare per abitudine e per un credo generico oppure si può avere fiducia in un Dio personale e ai testimoni della sua Rivelazione.

Credente: crede in generale al Dio senza interessarsi dei contenuti della fede. Un credente è disposto a credere a tutte le religioni, non ne coglie le differenza, per lui sono sostanzialmente uguali e non capisce perché ce ne siano tante, preferirebbe ce ne fosse una sola. Può essere praticante saltuario o non praticante.

Non credente: tra i non credenti mettiamo gli indifferenti, gli agnostici, gli atei pratici. Non sono praticanti ma lo possono diventare occasionalmente per interessi di circostanza, come il funerale di un congiunto o un collega di lavoro, un matrimonio di un parente stretto. Praticano per rispetto a coloro che hanno vicino ma non credono e ovviamente non hanno una fede personale.

Fede: la fede è un atto della volontà che aderisce ad un contenuto Rivelato e non immaginato o auto referenziato. È un atto di tutta la persona coinvolta integralmente, dal punto di vista morale e rituale, esistenziale e motivazionale, nei confronti di un Dio personale. Diventa virtù teologale in coloro che perseverano essendo messi alla prova dalle difficoltà della vita. Si dice teologale perché è Dio che la fa crescere nell’uomo credente e non è l’uomo a produrla con atti morali o rituali.

Distanza cognitiva: sono coloro che dicono di non credere ma praticano una religione, ma anche coloro che si professano credenti ma non praticano i dettami morali e i riti della religione che professano.

Salute mentale: per salute mentale si intende quello stato di benessere che conferisce alla persona la capacità di affrontare la vita. Per malato mentale tutte quelle condizioni di malessere psichico, grave o meno grave, che impedisce alla persona di affrontare le difficoltà della vita. Manteniamo la definizione della Organizzazione Mondiale della Sanità.

Salute spirituale: La vita nello Spirito Santo, capace di vivere in modo sereno nei confronti della vita cercando il volere di Dio e non il proprio stato di benessere. Amando come Dio ci ha amato in Cristo Gesù.

Antireligiosità: si oppone alle fede vissuta e in particolare alla fede Cattolica. Da una pratica anticlericale, esoterica e massonica, fino alla pratica del satanismo ritualizzando l’opposizione a Dio e ai suoi servi. Possono praticare o non praticare a secondo del ruolo che hanno nel loro gruppo di appartenenza, ma devono essere credenti per opporsi a Dio. Un satanista non credente non esiste, sarebbe una contraddizione. Se un alto grado di autentica religiosità si caratterizza da un amore gratuito, la antireligiosità si caratterizza per l’odio gratuito.

Magia: volontà di modificare gli eventi della vita usando forze o energie spirituali presenti nella natura attraverso riti che agiscono sui meccanismi nascosti in essa.

Grado di permeabilità: Maggiore è il livello della vera fede cattolica vissuta e praticata, maggiore è il grado di impermeabilità del mondo esoterico-magico-satanico. Minore è la vera fede cattolica vissuta e praticata maggiore è il grado di permeabilità a forze contro la chiesa cattolica, sia con l’obbiettivo di distruggerla, sia con l’obbiettivo di strumentalizzarla ai propri fini politici.

 

Un doppio schema

Per interpretare la relazione della dimensione religiosa con la irreligiosità e l’antireligiosità, propongo uno schema tridimensionale che non vuole essere esaustivo. Non ritengo sia possibile e corretto collocare la complessa dimensione integrale della persona umana nella sua dimensione religiosa in un mero schema interpretativo, tuttavia un approccio ermeneutico corretto deve tenere conto di molte variabili, offrendo criteri interpretativi utili per la comprensione degli atteggiamenti e comportamenti umani. Questo primo schema che chiamiamo Cubo di A.I.R. (antireligiosità-irreligiosità-religiosità) ci permette di collocare, per ora in una dimensione tridimensionale, il comportamento della persona nei confronti della religione.

Sui tre assi collochiamo tre aspetti della religione che dobbiamo considerare nel loro insieme:

Sull’asse della X si muove la dimensione del credere in generale.

Sull’asse della Y si muove la dimensione della fede rivelata.

Sull’asse dalla Z si muove la dimensione della pratica religiosa.

Una persona che afferma di credere in Dio esprime un suo pensiero sull’esistenza di Dio. Non si preoccupa di definire i contenuti del suo credere o del suo non credere; dice di credere o non credere, dichiara credente o non credente. Una persona che ha fede significa che ha posto fiducia in colui che crede, ha fede in un Dio personale, di cui ha fatto esperienza personale. Il contenuto della fede è per ora messo in secondo piano anche se, come vedremo, trattandosi di una fede rivelata, il contenuto assume una notevole importanza per distinguere il soggettivismo e relativismo dell’esperienza di fede con la Rivelazione del vero volto di Dio di cui è custode la Chiesa Cattolica Apostolica. Essere praticante o non praticante è la terza dimensione del modo di vivere l’esperienza religiosa in generale o la propria fede vissuta nel proprio cuore in senso biblico e non solo emotivo o affettivo.

 

All’interno di questo cubo “d’aria”, con dei confini immaginari, collochiamo dei cubetti che non vogliono significare le persone, ma gli atteggiamenti interiori ed esteriori del modo di vivere la dimensione religiosa. A titolo d’esempio collochiamo cinque atteggiamenti nei confronti della religione cattolica: 1. Superficiale 2. Polemico 3. Indifferente 4. Santità 5. Satanismo

 

 

1. La persona con un atteggiamento superficiale è praticante perché credente, ma non ha una fede profonda, veramente vissuta, per questo si trova a metà dell’asse della Fede e al massimo dell’asse del Credente e al massimo della asse del Praticante. Se non vi è una conversione per grazia, attraverso anche situazioni traumatiche, normalmente la sua situazione può cambiare solo nell’asse del Praticante, vivendo la sua poca fede da credente con più o meno pratica religiosa.

2. La persona con un atteggiamento polemico nei confronti della chiesa, della gerarchia ecclesiastica, si colloca al massimo della fede, perché dichiara di avere una fede viva e autentica e contesta la chiesa con i suoi dogmi e le sue norme, sentendosi appartenente alla comunità dei credenti solo se il sacerdote o la comunità è di suo gradimento, per questo si dichiara credente-con fede-poco praticante. In questo caso cogliamo la contraddizione di dichiararsi credente cattolico con fede viva ma in conflitto polemico con i contenuti che la Chiesa Cattolica professa. Sull’asse della fede dobbiamo dunque distinguere l’esperienza personale e intima della fede in Gesù Cristo dai contenuti della fede Rivelata. Se i contenuti della fede rivelata sono contestati e l’esperienza di fede vissuta è diversa dalla fede cattolica, l’atteggiamento della persona scorre verso il basso sull’asse della Fede. In situazione normale si dichiarerà credente e andrà alla ricerca di un sacerdote o di una comunità che conferma la sua distanza dai contenuti della fede cattolica. Sarà dunque poco praticante e credente, ma la sua fede (cattolica) potrà scendere fino ad un atteggiamento antireligioso nei confronti della Chiesa cattolica.

3. La persona che si definisce indifferente nei confronti della religione non si pone il problema di essere o di non essere credente, ma di fatto, posto davanti al problema della religione e del credere in Dio sceglie di non dare una risposta collocandosi tra i non credenti e i non praticanti, senza esperienza di fede ne di adesione ai contenuti della rivelazione. Senza una conversione o un evento che determini un forte cambiamento, l’unico asse su cui può spostarsi è quello della pratica per opportunità, per il matrimonio dei figli, per un funerale di un collega di lavoro, per interessi politici. Infatti non si oppone alla fede degli altri o alla religione in genere perché gli è indifferente: non crede-non pratica-non ha fede.

4. La santità di vita chiede una fede sperimentata e aderente alla verità rivelata, una pratica consapevole ed essere e dichiarasi credente in Dio . Si colloca al vertice massimo dei tre assi: massima fede, massimo del credere, praticante. Si potrebbe affermare che non gli sarebbe possibile scorrere su uno degli assi senza perdere la sua santità, tuttavia la dottrina spirituale cattolica dimostra che molti santi hanno vissuto la Notte Oscura, ben spiegata da San Giovanni della Croce e da Santa Teresa d’Avila. È dunque possibile che i santi vivano per un certo periodo con l’intelletto “oscurato” incapace di credere nell’esistenza di Dio e tuttavia avere fede e mantenere la pratica. La virtù teologale della fede non viene meno ma il credere come atto intellettivo è reso impossibile dalla vicinanza stessa di Dio in quella unione trasformante che si compie per opera sua nell’uomo. Così la vera fede si purifica nel “non poter credere” per opera della grazia senza che la fede venga a mancare.

5. Il Satanismo inteso nella sua pratica e nella sua ideologia di opposizione al vero Dio richiede il credere per potersi opporre. Rifiuta la vera fede e vi si oppone, non ha fede nel senso di fiducia in Dio e nei suoi comandamenti, che rovescia di proposito con una pratica satanica rituale e di vita vissuta nel male. Può essere un non praticante se non ha mai conosciuto la chiesa Cattolica o per altri motivi strategici, ma deve essere praticante per profanare, distruggere, ostacolare coloro che hanno fede. Non si rivolge tanto ai credenti che gli sono facili prede non avendo una fede profonda che vi si può opporre spiritualmente; è impegnato invece contro i veri credenti che gli si oppongono con la loro vita di santità.

La presenza del satanismo nell’ambiente cristiano, che va dalla pratica doppia della magia e della religione cattolica, all’esoterismo massonico, al satanismo vero e proprio, è un problema della post-modernità ma anche dell’evangelizzazione dei missionari in relazione alle pratiche tribali e pagane che sussistono anche dopo il battesimo. La capacità di difendersi della comunità cristiana da questo sincretismo nei suoi diversi livelli possiamo identificarlo in un grado di permeabilità che è proporzionato all’autenticità della vita cristiana vissuta. Maggiore è il livello della vera fede cattolica vissuta e praticata, maggiore è il grado di impermeabilità del mondo esoterico-magico-satanico. Minore è la vera fede cattolica vissuta e praticata maggiore è il grado di permeabilità a forze contro la chiesa cattolica, sia con l’obbiettivo di distruggerla, sia con l’obbiettivo di strumentalizzarla politicamente ai propri fini.

Una caratteristica di questo cubo è che l’atteggiamento collocato al suo interno scorre su un asse e resta fermo su gli altri due assi. Per esempio si può scorrere sul praticare o non praticare e rimanere fermi sul credere e sulla fede, o modificare il parametro della fede-non fede e rimanere fermi sul non praticare e sul non credere, ecc. Questo avviene per tutti gli atteggiamenti che si vogliono collocare.

Un altro aspetto da considerare con attenzione è l’asse della fede che non può solo essere considerato nella suo contenuto soggettivo, ovvero dell’esperienza di fede in un Dio personale come atto volitivo, ma anche nel suo contenuto oggettivo. L’atto di fede è anche un atto dell’intelletto relativo ad un contenuto rivelato. Occorre modificare il nostro cubo aggiungendo una doppio asse sulla fede. La vera fede si misura dunque su un doppio asse dove si colloca il grado di fede personale e il grado di adesione alla fede Rivelata; entrambe sono necessarie per definire una fede adulta e matura.

 

 

1 W.Kasper, diavoli-demoni-possessione in in gdt n.149 «Il problema teologico del male», Dheoniane, Brescia 1983.

2 E.De Martino, Magia e civiltà, p.10-12, Edizione Garzanti, Milano 19843.

3 Paolo Rossi, Francesco Bacone: Dalla magia alla scienza, p.115-116, Editrice Il Mulino,Bologna 2004.

4 Benedetto XVI, Discorso per la Sessione plenaria su “ la prevedibilità nella scienza: accuratezza e limiti”, 6 novembre 2006, I Papi e la scienza nell’epoca contemporanea, p. 478-480, Pontificia Accademia delle Scienza/Jaka Book , Perugia 2009.

5 G.Infante, Gli ambigui padri della scienza, p.49ss, ed. UNI-Service, Trento 2009.

6 S.Shapin, La rivoluzione scientifica, p. 34ss, Einaudi, Torino 2003.

7 Scrisse il Trattato sull’Apocalisse dove insegna le regole per interpretare le parole e il linguaggio delle Sacre Scritture schierandosi con gli eretici del tempo.

8 G.Infante, Gli ambigui padri della scienza, p.56, ed. UNI-Service, Trento 2009.

9 M.White, Newton l’ultimo mago, p.226, Rizzoli, Milano 2001.

10 Non ci sembri banale l’influsso della festa di Halloween e della saga di Harry Potter indirizzata i bambini e alle nuove generazioni.

11 Kakan Sasaki, La possessione spiritica come religione indigena in Giappone e a Okinawa, p.306 e 314, in Grandi Religioni e culture nell’estremo oriente: Giappone., 305-314, Ed. Jaca Book-Massimo, 2006 Milano.